Quale riordino dell’assistenza socio-sanitaria nel nostro distretto?

Ogni anno si celebra la “Giornata del Malato” in armonia con il dettato costituzionale, art. 32, che sancisce il Diritto alla salute per tutti i cittadini senza alcuna distinzione. 

Un principio universale, una scelta di valore a tutela del benessere delle persone che si realizza attraverso le reti socio-sanitarie in tutti gli ambiti territoriali del nostro Paese. 

Proviamo, a settantaquattro anni dalla Costituzione, a dare uno sguardo al nostro Sistema Sanitario Nazionale.

I territori regionali hanno organizzato la sanità socio-sanitaria differenziandosi tra di loro in termini di risorse strutturali ed economiche.

Le Regioni con un PIL (Prodotto Interno Lordo) più alto. quasi tutte quelle del centro nord, hanno potuto realizzare la loro “imprenditoria socio-sanitaria” con una pianificazione/programmazione più rispondente ai bisogni dei loro cittadini. Altra innovazione introdotta dalla legge istitutiva della Riforma Sanitaria (legge 833/78) e seguenti provvedimenti legislativi, è quella del riordino dell’assistenza socio-sanitaria extra ospedaliera. Si istituirono pertanto i Presidi Territoriali di Assistenza che attraverso una rete di ambulatori specialistici avevano il compito di garantire una assistenza più capillare a quei cittadini affetti da cronicità patologiche, ai disabili, ai non auto-sufficienti, agli anziani.

Il nuovo modello sanitario ha prodotto effetti in termini di efficacia ed efficienza?  È stato in grado di de-ospedalizzare l’utenza sanitaria con patologie non acute e conseguentemente non bisognosi di un ricovero ospedaliero? In altri termini si pensò ad una integrazione tra il territorio e l’ospedale per cui gli utenti, dimessi dalle strutture ospedaliere, potevano trarre benefici di cura e di assistenza attraverso i servizi sanitari offerti dalla cosiddetta medicina territoriale. Le Regioni più avanzate in termini di una migliore cultura organizzativa e disponibilità finanziaria, prevalentemente quelle del Nord, hanno raggiunto standards qualitativi e quantitativi di buon livello. Hanno interpretato al meglio il nuovo Modello sanitario disegnato dal legislatore nazionale e regionale in coerenza con gli indicatori socio-clinici e socio-scientifici indicati dall’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) e recepiti dal Consiglio Superiore della sanità.

Nelle Regioni del Sud il nuovo ed innovato Modello clinico-sanitario non ha avuto un esaustivo riscontro dove insiste e persiste ancora la cultura Ospedale-centrica. A ciò si aggiunge una visione miope  della difesa dell’Ospedale da allocare solo ed esclusivamente nel proprio comune di residenza in contrasto con una politica sanitaria  in cui si possa meglio definire una “globalità di intervento come la sommatoria di servizi sanitari differenziati per competenze cliniche, i servizi ospedalieri per acuti, post acuti, i servizi di riabilitazione per i post-infartuati e post traumatizzati, i post ischemici, la rete specialistica ambulatoriale, l’assistenza domiciliare, l’assistenza infermieristica territoriale, ecc. Nella fattispecie e soffermandoci sulle proteste che nella nostra zona Sud della Provincia vede una forte contrapposizione tra il Municipio di Avola e quello di Noto a difesa dell’Ospedale Trigona di Noto contro l’Ospedale Di Maria di Avola e viceversa, si rischia di rallentare il processo innovativo di una Sanità includente e più completa nella erogazione di servizi di prevenzione, diagnosi e cura. La Politica in tutto ciò ha delle responsabilità oggettive e soggettive perché non dovrebbe alimentare la lotta di campanile ma, al contrario, cercare di fare comprendere che il tema sanitario non è solo l’Ospedalcentrismo ma la sommatoria di più e diverse agenzie socio-sanitarie di pari dignità interconnesse ed interagenti tra di loro finalizzate alla tutela del diritto alla salute.

di Salvatore Vaccarella

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