Le logiche trionfalistiche delle azioni di guerra

La lezione del Novecento appare sempre sullo sfondo, sempre più lontana. Duce, Führer, Caudillo, Leader maximo, Uomo d’acciaio (Stalin) sono in disuso nel linguaggio politico ma la crisi delle democrazie occidentali si avverte nella propaganda incessante che ha preso il posto delle scelte, che ama rappresentare il mondo in bianco e nero, diviso in buoni e cattivi. Capo, capitano, termini da sempre in uso nel linguaggio militare, penetrano ancora oggi in quello politico, diffondendo “sicurezza”, certezze, formule ad uso di un proselitismo che offre soluzioni a portata di mano. America first, prima gli italiani, sono formule simili a “tirati su!” per curare una broncopolmonite. Non c’è problema, dal lavoro alla equa distribuzione della pressione fiscale, dalla fuga dei giovani all’estero agli sprechi e alla corruzione, che non venga narrato e rappresentato indicando facili soluzioni che spesso si rivelano peggiori dei mali che si desidera curare. Anche le azioni di guerra riflettono queste logiche trionfalistiche: l’uccisione del generale Soleimani rischia di incendiare non solo il Medio Oriente ma il mondo. Cosa avrebbero dovuto fare i popoli colonizzati dall’Occidente? Mostrare felicità per lo sfruttamento delle loro risorse naturali? Gioia per la corruzione dei tanti leader locali che hanno venduto il loro ruolo rappresentativo ai colonizzatori? Quando il destino del bacino mediorientale fu deciso dagli europei, cosa avrebbero dovuto fare i popoli arabi e islamici? Gioire perché la geopolitica era conveniente per gli interessi stranieri? Il paradosso di tutto questo è rintracciabile nell’uso disinvolto e spregiudicato dei simboli religiosi, tanto ostentati quanto snaturati, che vengono utilizzati per benedire finalità che non hanno niente a che vedere con la Beata Vergine Maria o con il Signore Gesù. Anche Erode cercava il Bambino ma non per adorarlo! La Stella della Redenzione brilli e ispiri un linguaggio nuovo, sostenuto da gesti nuovi. Finite le feste si pensa a contenere la quantità di cibo che ci ha consegnati allo spreco e all’opulenza. Non ci salveranno le diete o ciò che entra nello stomaco ma le parole che usciranno dalla nostra bocca, i gesti che testimonieranno la Buona Notizia.

di Salvatore Vaccarella

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