Fiducia e Realismo

Se il 2019 lo avevamo chiuso ispirandoci alle conclusioni del rapporto Censis – “gli italiani un popolo di ansiosi e sfiduciati” – il 2020 dobbiamo aprirlo, necessariamente, facendo riferimento al messaggio di fine d’anno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tutto centrato sulla “fiducia”, quale antidoto alla cultura del pessimismo, alimentata da chi semina paura per ottenere consenso. Mattarella ha ben chiare le difficoltà in cui si muove l’Italia. Ha visto cadere, dopo poco più di un anno, il governo Conte 1, nato da un patto di ferro fra Salvini e Di Maio per “cambiare l’Italia, vincere la povertà e rimpatriare tutti gli immigrati clandestini”. Ora sta vivendo il travaglio del secondo governo Conte, nato da un accordo fra 5 Stelle e PD per scongiurare le elezioni anticipate. Un governo che, a distanza di quattro mesi dalla nascita, non riesce a dare ancora segni di vitalità e che registra serie divisioni fra le parti che lo compongono. Sta assistendo, ancora, al dissolvimento dei Cinque stelle, il movimento che, alle elezioni del 2018, aveva conquistato la maggioranza dei seggi e che giorno, dopo giorno, vede tanti suoi parlamentari rifugiarsi in altri gruppi politici. Non basta. Il Presidente Mattarella ha davanti l’immagine di un Paese dove le distanze fra il nord e il sud si fanno sempre più marcate; dove i giovani lasciano l’Italia per fare fortuna altrove; si accorge delle vistose carenze della pubblica amministrazione che non riesce a svolgere efficacemente il suo ruolo. Ogni giorno crolla un pezzo di ponte a causa della mancata manutenzione e dei mancati controlli delle opere eseguite. E intanto, aumentano i casi di crisi aziendali e molti lavoratori perdono il lavoro. Quale messaggio inviare agli italiani di fronte a un contesto così preoccupante, specialmente dopo avere registrato il fallimento dei vari governi e in presenza di un quadro politico confuso e in continua evoluzione? Su quali presupposti pensare di sciogliere le camere e indire elezioni anticipate? Per dovere constatare un altro fallimento? Di fronte a una siffatta situazione, Mattarella ha pensato bene di rivolgersi a quell’Italia che, in campo internazionale “riscuote fiducia”, per “dar corpo alla speranza di un futuro migliore”. Si è fatto in quattro per evocare i tanti punti di successo del nostro Paese: le comuni radici storiche e culturali, i paesaggi e i prestigiosi monumenti, i tanti uomini illustri -tra cui Leonardo, Raffaello e Dante – dei quali quest’anno si celebrano i centenari. E, ancora, i tanti episodi di donazione, che fanno dell’Italia il Paese “dell’altruismo e del dovere”, tra cui i tre vigili del fuoco deceduti nell’esplosione di una cascina ad Alessandria e quello del sindaco di Rocca di Papa, morto per avere atteso che tutti gli altri si mettessero in salvo dall’incendio del suo municipio. Ma perché la fiducia non rimanga un termine vacuo e le aspettative non vadano deluse, è necessario non perdere mai di vista la realtà, composta da una lunga serie di problemi che costituiscono un pesante fardello per tutti. Una realtà, ha affermato Mattarella, che per essere affrontata, richiede che “formazioni politiche, singoli cittadini, imprese, formazioni intermedie, associazioni”, sviluppino sempre più “una cultura della responsabilità e del senso civico che costituiscono il più forte presidio di libertà e di difesa dei principi su cui si fonda la Repubblica”. C’è un diffuso convincimento, alimentato da taluni ambienti politici, che spesso fa risalire all’appartenenza all’Europa la causa dei nostri mali. Ma è colpa dell’Europa se abbiamo uno dei debiti più elevati al mondo? È colpa dell’Europa se le manutenzioni delle strutture pubbliche e i controlli delle opere eseguite non si effettuano? È colpa dell’Europa se l’evasione fiscale supera i cento miliardi l’anno? Non c’è bisogno di altri esempi per dimostrare che i nostri guai vengono principalmente dal concorso di responsabilità di tutti: classe dirigente e cittadini. Come sarà il 2020 nessuno lo può dire. Ma se tutti: politici, imprenditori e cittadini, riusciremo a essere, ciascuno per la propria parte, più responsabili e rispettosi delle regole, sicuramente eviteremo, almeno, che il nuovo anno possa essere peggiore di quello appena concluso.

di Pino Malandrino

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