Dalle promesse ai programmi

di Pino Malandrino

«Ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la società». Sono questi i tre verbi che, guardando al futuro dell’Italia, ha utilizzato lunedì scorso, 22 gennaio, il Presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, nella sua prolusione al Consiglio permanente dei Vescovi. E in vista delle prossime elezioni indica anche le priorità – lavoro, famiglia, giovani – chiedendo partecipazione alle urne «con senso di responsabilità nei confronti della comunità nazionale», ricordando che è «immorale» lanciare promesse che già si sa di non riuscire a mantenere o speculare sulle paure della gente. Raccoglieranno l’invito dei Pastori le forze politiche impegnate a cercare ancora nomi per rendere competitive le loro liste, al fine precipuo di vincere le elezioni? Non è un’impresa semplice, anche perché tutti, big in testa, puntano ad essere candidati nei collegi considerati sicuri, anche se per qualcuno l’obiettivo è quello di conquistare, comunque, un posto in lista. Basti pensare che nel movimento 5S si sono autocandidate oltre 10.000 persone, molte delle quali deluse per essere state escluse dalle “parlamentarie” senza una chiara motivazione.  A riprova che anche nelle cosiddette “democrazie dirette” c’è sempre qualcuno che sta al di sopra degli altri e che decide per tutti. Quali prospettive, allora, e quali progetti per il futuro del Paese? A causa della frammentazione del quadro politico – ci sono almeno quattro blocchi- difficilmente potrà venire una forza o una coalizione di forze in grado di governare da sola. Da qui le preoccupazioni per la futura governabilità del Paese. Tanto che con sempre più insistenza si parla, anche per la prossima legislatura, di “governo del Presidente”. Intanto continuano a volare ricette miracolistiche che suscitano non poche perplessità sulla loro sostenibilità. Si promette senza tenere conto della situazione dei debiti dello Stato, né di quanto è già stato fatto nell’ambito delle cose proposte. Per fare colpo c’è chi si affanna a censurare tutto, le cose valide come quelle meno valide. Non si desiste neppure di fronte a taluni dati incoraggianti sulla ripresa pubblicati da organi neutrali dello Stato, Istat su tutti. In più promettono di abolire, tagliare, smantellare e rottamare leggi, riforme e ogni provvedimento che porta il marchio degli odiati avversari. Dimenticando non solo che il fare è più arduo del dire, ma che i tre Presidenti del Consiglio e i ministri uscenti raccolsero allora l’invito del Presidente a fare un governo di larghe intese per evitare la chiusura anticipata della legislatura. Perfino le forze nuove, tra cui i Cinque stelle, rifiutarono di dare la disponibilità a formare una maggioranza programmatica e coesa. Nessuno può disconoscere i segni evidenti di sofferenza provocati da oltre dieci anni di crisi economica, nel corso dei quali le normali condizioni di vita – il lavoro, la sanità e i servizi in genere – hanno subito un duro colpo, lasciando i giovani in una condizione estremamente precaria, sulla quale a fine anno si sono soffermati sia il Papa che il Presidente Mattarella. Ma non è con le promesse confuse, poco credibili e insostenibili che si guariscono i mali e neppure con la minaccia di smantellare e mandare all’aria tutto quello che è stato fin qui costruito con il contributo di tutti. Nel seminario organizzato la settimana scorsa a Modica dalla Fondazione “Val di Noto” hanno partecipato giornalisti, studenti e operatori accomunati dal desiderio di “raccontare il bene”, senza per questo volere disconoscere le tante situazioni di bisogno. È un atteggiamento positivo, costruttivo orientato a valorizzare l’esistente. Si può anche, a seconda dell’andamento dei sondaggi, volere un giorno cancellare il Jobs act (legge sul lavoro), eliminare l’obbligatorietà dei vaccini, cancellare la legge Fornero, uscire dall’Euro e il giorno dopo, come accade frequentemente, affermare il contrario. Chi si candida a governare il Paese deve onestamente e chiaramente dichiarare come vuole muoversi per il lavoro, per i giovani, le pensioni, la povertà, i migranti, la giustizia, la sanità, la burocrazia, le tasse, l’Europa e altro ancora. Deve assumere, però, fin d’ora, impegni chiari e mantenerli fermi, anche a costo di perdere le elezioni. La coerenza e il bene del Paese non hanno prezzo.

Pino Malandrino

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