Scuola. Rafforziamo il Natale, radice della nostra Identità

di Giuseppe Adernò

Ogni anno per Natale si ripropone la questione dei presepi a scuola, della laicità delle istituzioni statali, del pluralismo religioso che si apre alle altre religioni e trascura la religione cristiana, fraintendendo anche alcuni gesti ed espressioni del Santo Padre.

Le prese di posizione e le circolari di alcuni presidi, e questa volta della Sicilia, hanno fatto il giro del Web e sono state oggetto di accese critiche e contestazioni.

Il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli le ha definite “interpretazioni improprie della normativa”, aggiungendo inoltre che “Quest’anno, il 4 ottobre, festa di san Francesco, abbiamo mandato in tutte le scuole, un calendario con tutte le feste dell’insieme delle comunità religiose Pluralismo è questo. Inoltre, l’articolo 3 della nostra Costituzione dice che non si discrimina in base al sesso, alla razza e alla religione”.

La circolare proibizionista pare sia scaturita, però, dalla presa di posizione di un genitore, pronto a rivolgersi al sito di un quotidiano nazionale per lamentare la presenza di un paio di statue della Madonna ritenute ingombranti, nei corridoi, sorta di altarini completati da immagini di Giovanni Paolo II e Francesco, affisse alle pareti. Da qui il documento generalista del preside La Rocca: «Ci sarebbe nella nostra scuola l’usanza, da parte di alcuni docenti, di far pregare i bambini prima dell’inizio delle lezioni e di far intonare canzoncine benedicenti prima della consumazione della merenda».

Se è vero che la scuola ha la finalità della formazione integrale dell’uomo e del cittadino non si può prescindere o eliminare la dimensione religiosa che è connaturale all’essere umano, e risponde anche alle attese e richieste educative dei Genitori che chiedono per i loro figli un’educazione integrale e armonica.

L’insegnamento della religione cattolica non può restare solo un apparato “culturale” della scuola e se così fosse, non ci dovrebbero essere gli insegnanti di religione “cattolica” per i quali è prevista l’autorizzazione dell’Ordinario diocesano.

Nella cultura e nella religione cattolica in Italia il Natale ha la sua intensa carica religiosa e rievoca la Nascita di Gesù e quindi si fa il presepe, si addobba l’albero, si ascoltano i canti e le musiche natalizie, e la festa si carica di particolari gesti di bontà e di solidarietà.

In barba all’ateismo di maniera; al cattoislamismo di certi preti e laici bramosi di copertura sociale e in cerca, soprattutto, di prime pagine; di certi sindaci che presentano le vie dei loro paesini fintamente accoglienti, mentre con i contributi per gli emigranti favoriscono persone, enti e strutture a vantaggio degli interessi personali, procurandosi nuovi clienti e portatori di voti. In barba alle maestrine ignoranti ed ipocrite che cambiano le parole alle canzoni di Natale e cancellano Gesù Cristo e la Sua Parola dalla quotidianità dei bambini, non facendo fare né il segno di croce o la preghiera prima del pranzo, è dovere di tutti i cittadini rispettare il valore del Natale e renderlo vivo e incarnato nella società.

Ne va della nostra identità di credenti e se vengono tagliate le radici dell’identità spirituale, soffoca la pianta, destinata a morire rinsecchita e infruttuosa.

Il consumismo, lo spreco, il materialismo, la falsa interreligiosità (che svende la propria per dare spazio e accoglienza alle altre), il dilagante relativismo, sono tutte sostanze che avvelenano i pozzi e lasceranno per anni tracce di negatività e di malessere sociale.

Sono questi i “saraceni del terzo millennio”, ed è urgente difendere “i confini”, come avvenuto in Polonia con la catena umana di voci oranti e cristiani convinti assertori di principi e di valori.

Una nuova stagione annuncia che presto ritorneranno sulla scena nuovi martiri non disposti a bruciare granelli d’incenso, non più davanti all’imperatore, ma al dio denaro, al consumismo egoistico, all’economia prepotente che legifera contro la dignità e il rispetto della persona umana.

di Giuseppe Adernò

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