La gara delle promesse

di Pino Malandrino

Con l’annuncio delle prime promesse, la campagna elettorale è partita davvero! Le condizioni ci sono tutte, a iniziare dal sistema con cui andare a votare: il Rosatellum. Come è noto, la legge elettorale voluta da Berlusconi, Salvini e Renzi, ha superato tutti gli esami, compreso quello della costituzionalità. E con la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica Mattarella, è diventata anche operativa. Ancora qualche ritocco ai collegi elettorali, qualche altro accordo sulla formazione delle liste e poi, in una delle domeniche del prossimo mese di marzo, si potrà andare a votare. Il quadro politico è anch’esso pressoché definito: Centro destra, 5 Stelle e PD, con il contorno di una serie di partitini della sinistra, costituiranno le proposte per gli elettori. Intanto, in attesa della definizione di questi ulteriori dettagli, i leader dei partiti, per non perdere tempo e, anche, per non essere anticipati dai concorrenti, hanno iniziato con le promesse elettorali. Tutti annunciano sostanzialmente la stessa cosa: “Faremo una rivoluzione indolore, senza sacrifici!”. Nell’elenco delle promesse c’è di tutto. Quella più gettonata, comune a tutti gli schieramenti, è la riduzione delle tasse. Si va da un graduale abbattimento dell’IRPEF annunciato da Renzi, in continuità con quanto operato in passato, all’introduzione di una scioccante flet tax (tassa forfettaria) del 15%, valida per i redditi di qualsiasi misura, promessa da Salvini e Berlusconi, che completa la sua proposta con altre promesse sensazionali. Fra queste: l’abolizione del bollo delle auto e una serie di benefit per chi detiene animali (eliminazione dell’IVA sui cibi per cani e una visita gratuita ogni 15 giorni per la bestiolina). Ma non mancano le promesse sul fronte del sociale.

Apre il carnet Renzi con l’estensione del bonus di 80 Euro alle famiglie con figli e un mese di servizio civile obbligatorio per i giovani; rilancia Berlusconi con la promessa dell’istituzione di un ministero per gli anziani e l’aumento delle pensioni minime a mille euro; chiudono i grillini con la promessa di un reddito di cittadinanza di 780 euro al mese, il doppio di quanto già stabilito dal governo Gentiloni con il reddito d’inclusione (Rei) appena approvato. Non c’è bisogno di continuare con l’elencazione delle promesse per manifestare seri dubbi sull’adeguatezza dell’intera classe politica a gestire la cosa pubblica. E dire che il metodo delle promesse non realizzate o realizzate in parte, non ha portato fortuna a nessuno. In questi giorni si moltiplicano i commenti sbigottiti di economisti e politologi. Di fronte a un Paese che affonda sui debiti, si osserva, i nostri futuri governanti non trovano di meglio che insistere sul fronte delle promesse demagogiche, inseguendo un rituale vecchio che ha generato, nel tempo, uno dei debiti più alti al mondo. Nemmeno una parola sulle riforme, sulle problematiche di fondo di cui abbisogna l’Italia e sulle modalità con cui far fronte alle maggiori spese e alle minori entrate. Si prevede di aumentare la spesa per interventi sacrosanti contro le povertà e, nel contempo, si annuncia di diminuire le entrate dello Stato, riducendo le tasse! Altro che giochi di prestigio! C’è di più: i nostri leader promettono pur sapendo che con questa legge elettorale, quasi sicuramente, nessuno degli schieramenti in campo avrà la maggioranza per governare da solo. Ciònonostante, si guardano bene dal dichiarare, fin d’ora, con chi e su che cosa sono disposti a collaborare in caso di necessità. C’è da chiedersi, allora, se i politici riescano ad avere una percezione corretta non solo delle regole su cui si basa la politica, ma delle reali condizioni di vita di gran parte della popolazione. Nel recente rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, di cui parliamo in altra parte del giornale, è detto che “Cresce l’Italia del rancore” e che “la paura è il declassamento sociale”. E ciò nonostante l’Istat certifichi che la ripresa di cui si parla è reale. Prima che la situazione si complichi ancor più, è ipotizzabile un’inversione di tendenza con uno scatto di orgoglio e di responsabilità di tutta la classe politica?

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