Nel ricordo di Giorgio La Pira, il sindaco “Santo”, a 43 anni dalla morte.

Dal Vescovo Staglianò un invito al dialogo per una politica più fraterna a servizio degli ultimi

Nel 43° anniversario della morte del Venerabile Giorgio La Pira, “sindaco santo” di Firenze (5 novembre 1977 – 5 novembre 2020) originario di Pozzallo, figlio della diocesi di Noto, il vescovo della Chiesa netina, monsignor Antonio Staglianò ha rivolto un messaggio ai governanti e ai cittadini – sulla scia dell’ultima Enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti” – che è un invito al dialogo, “perché tutti si viva da fratelli e nella pace” – scrive il vescovo –  sulla scorta del messaggio “politico” Lapiriano, “capace di assumere la fraternità come cifra e orizzonte”.  

“Tante volte frainteso e avversato – leggiamo ancora nel messaggio – La Pira ha intravisto però più lontano di tutti”, con sguardo “profetico” che ci “provoca” in questo tempo di pandemia, nel quale si fa fatica ad intravedere un futuro sicuro: “abbiamo bisogno di nuovo di guardare avanti. Di curare le ferite del presente (una crisi drammatica del lavoro che genera nuove povertà) e di preparare tempi nuovi, pensando ai nostri giovani”, esorta il presule netino.

Proprio pensando ai giovani, il vescovo di Noto richiama alla responsabilità degli adulti di “consegnare anche la speranza di cabiamenti più ampi, strutturali, che riguardano economia e politica. Un’economia che deve essere ‘altra’ (e per questo salutiamo con gratitudine l’appuntamento ‘Economy for Francesco’ del prossimo 19-21 novembre) e una politica rinnovata sia nei governanti che nei movimenti dal basso”.

Di Giorgio La Pira monsignor Staglianò evidenzia poi la spiritualità, espressa nella mistica di una politica che si lascia interpellare dalle “provocazioni” del Vangelo, quando per esempio egli si chiedeva se avrebbe potuto fare di più per i poveri, quando “i suoi ‘gesti’, con i quali requisiva case per gli sfrattati e impediva licenziamenti, gli costavano l’accusa di comunismo. Tuttavia, Egli con forza ricordava che si trattava di ‘fatti di Vangelo’: non faceva altro che vivere il Vangelo”.

In questa direzione, il vescovo interpella chi ci governa – a livello locale, nazionale e mondiale – a “un’attenzione condivisa e concreta sui temi essenziali della vita, a iniziare dalla difesa della vita stessa e della famiglia, ai diritti al lavoro, alla casa, all’istruzione, alla salute. Diritto quest’ultimo urgentissimo in tempo di pandemia, che richiede investimenti importanti nelle sanità per arrivare a livelli accettabili di servizi e di posti letto, oltre che di prevenzione e di cura nei territori. Come pure è importante la scuola: anche in questo caso è necessario ricordare con La Pira la sua missione, come aiuto a ritrovare l’architettura della vita”. Qui si innesta per monsignor Staglianò l’impegno teologico e pastorale della Pop Theology, “per avvicinare a tutti quel Vangelo e quella ricerca di senso, che diventano la fonte sorgiva della coesione sociale e della vivacità culturale, con cui si accrescono partecipazione e responsabilità”. 

Il messaggio continua con un riferimento al dramma dei migranti, “spesso diventati ‘capro espiatorio’ di paure collettive e, invece, con seri percorsi di integrazione, possono essere risorsa e ricchezza: spinta a pensare al futuro del mondo come una mensa fraterna! Certo, l’integrazione è complessa, ma è possibile”. Da qui l’auspicio del vescovo a una politica che “per essere vera, deve ripartire dagli ultimi, così da ritrovare con loro, e per loro, il bene comune” e che sia “di grande respiro per la nostra terra che si affaccia sul Mar Mediterraneo” e aggiunge: “Per il ‘sindaco santo’ è un ‘mare di pace’, che si arricchisce dei valori delle civiltà che in esso si affacciano: il diritto romano, la spontaneità africana, la cultura della Grecia, la culla delle religioni rivelate in Medio oriente. Come non sottolineare che questa è la vocazione storica della nostra terra, incontro nei secoli di tante civiltà?”. 

Monsignor Staglianò conclude il suo messaggio invitando tutti a ripensare la politica come servizio all’uomo e alla sua dignità; soprattutto in questo tempo di emergenza sanitaria, “si richiedono interventi attenti di politica sociale, perché rafforzano coesione e prevengano degenerazioni”, mentre “ognuno di noi -raccomanda il vescovo – può fare qualcosa, già con gli stili di vita e le scelte etiche negli acquisti o nelle operazioni finanziarie, e poi tutti insieme a cooperare nel dialogo, vero se centrato sull’essenziale”. 

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