Speranza e giustizia per un mondo più umano

Noto. Incontro pastorale con Don Ciotti fondatore di “libera”

Lunedì 2 marzo 2020, nella Basilica Cattedrale di Noto, il fondatore di “Libera – associazioni e nomi contro la mafia”, don Luigi Ciotti, ha incontrato la comunità diocesana riunita per l’incontro pastorale unitario sul tema: “Nuovi linguaggi, nuove relazioni, per un’umanità accogliente e solidale”. 

Ad introdurre l’incontro, il vescovo, mons. Antonio Staglianò, il quale ha ringraziato don Ciotti per aver accolto l’invito a raccontare la sua esperienza di testimone del Vangelo, in modo particolare con il suo impegno nella lotta contro le mafie e ogni forma di illegalità. 

Mons. Staglianò, facendo riferimento all’operato di don Ciotti, ha consegnato ai numerosi presenti, tra i quali un notevole numero di giovani, una parola “chiave” per il tempo di Quaresima appena cominciato: Empatia.

Il Vescovo ha sottolineato il valore di questa parola, il suo senso più pregnante che ha a che fare con il “sentire” l’altro, in modo speciale, nella prospettiva dell’amore cristiano, il “sentire di Dio” in noi, l’assimilazione dei sentimenti di Cristo (cfr. Fil 2,5), la sua “passione divina” per gli uomini. 

Questa empatia anima certamente l’impegno di don Ciotti che con tono appassionato ha parlato per più di un’ora a un uditorio attento e coinvolto, raccontando la sua esperienza umana e sacerdotale, a partire dagli incontri che lo hanno segnato sin dall’adolescenza, per i quali egli ha ribadito più volte di non rappresentare un “io”, bensì un “noi”. 

Don Ciotti ha inoltre ricordato la “bella pedata” che Dio gli ha dato e che dà anche a ognuno di noi, per scuotere le nostre coscienze spesso assopite e per stimolarci a rendere concreta e operativa nella nostra vita e nelle esistenze degli altri, la forza rivoluzionaria del Vangelo. 

Ha poi concentrato la sua riflessione su alcune questioni che interessano l’odierno contesto sociale – in modo particolare l’ambito giovanile – come quella relativa all’utilizzo dei media digitali, con l’avvento dei social che se da un lato dinamizza i processi comunicativi, dall’altro rischia di impoverire le relazioni umane, basate più che su rapporti reali, su contatti virtuali. 

Don Ciotti ha stigmatizzato inoltre due categorie di “peccati” che oggi inquinano la nostra società: la “neutralità” e la “mormorazione”, due atteggiamenti nocivi che si manifestano rispettivamente nell’incapacità di scegliere, di schierarsi, di prendere una soluzione nelle situazioni in cui si è chiamati al coraggio e all’azione e nella cattiva abitudine di lamentarsi, di criticare, di giudicare, di essere disfattisti. 

Don Ciotti ha quindi esortato quanti lo ascoltavano a una corresponsabilità – senza delegare gli altri – che si traduca in impegno concreto nella lotta a tutto ciò che si oppone alla promozione umana: mafie, corruzione, povertà e quanto mortifica la dignità della persona. 

In questa direzione si muove “Libera”, l’associazione di promozione sociale da lui coordinata, fondata nel 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alla criminalità organizzata e di favorire la creazione di una comunità alternativa alle mafie stesse. 

Con la sua testimonianza, Don Ciotti ha voluto così spronarci, affinché speranza e giustizia, pilastri del Vangelo, possano diventare i capisaldi di un mondo più umano, più giusto e fraterno.

di Alessandro Paolino

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