Veglia diocesana nel segno della comunione. A Scicli in preghiera per la Pace

La Chiesa di Noto ha celebrato a Scicli, in Chiesa Madre, la Giornata Mondiale della Pace, con una veglia di preghiera, preparata ed animata dai religiosi della Comunità missionaria intercongregazionale di Modica, presente il Vicario Generale, Mons. Angelo Giurdanella.

Oltre ai membri delle comunità parrocchiali e dei gruppi ecclesiali diocesani, significativa e numerosa è stata la partecipazione della chiesa Valdese e dei giovani ospiti della Casa delle culture di Scicli.

Ha introdotto la veglia di preghiera Padre Vittorio, missionario in Africa. Guardando, ai piedi del presbiterio, un grande mappamondo, incerottato in tutti i luoghi dove oggi ci sono conflitti, ha voluto ringraziare tutti i presenti perché, con la loro numerosa partecipazione: testimoniano di credere che la pace è possibile, nonostante tanta dilagante violenza, e manifestano la volontà di costruirla, giorno dopo giorno, con gesti concreti di pace, dovunque essi si trovino ad operare.

La veglia è stata molto coinvolgente per l’accurato accostamento di testi, testimonianze e canti (in particolare quelli eseguiti da un coro multietnico formato prevalentemente da ragazzi ospiti della Casa delle culture).

Ha profondamente colpito la testimonianza, raccolta e riferita dal “Presidio Pachino”, delle traversie di un giovane rifugiato, sfuggito ai conflitti dell’Africa subsahariana e finito -dopo i centri di raccolta libici e la traversata su un gommone- nell’inferno dello sfruttamento del lavoro nero nei nostri campi. Terribile la sua constatazione finale di essere isolato di fronte ad un sistema talmente organizzato, da convincerti che nessuno può farci nulla.  Si riferiscono a casi come questo i politici, oggi sulla cresta dell’onda, quando parlano, come ne parlano, di migranti? E le folle plaudenti e credenti hanno visto e sentito storie come questa? 

Il percorso di riflessione dell’assemblea ha seguito due testi guida: il messaggio di Papa Francesco per la 53^ Giornata Mondiale della Pace ed il “documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, sottoscritto ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019 da Papa Francesco e dall’Emiro del Dubai Ahmed Al-Tayyeb.

E’ stato letto questo passo del documento di Abu Dhabi:”… Altresì dichiariamo –fermamente- che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né incitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione che hanno abusato –in alcune fasi della storia- dell’influenza del sentimento religioso sul cuore degli uomini per portarli a compiere ciò che non ha nulla a che vedere con la verità della religione, per realizzare fini politici ed economici mondani e miopi. Per questo noi chiediamo a tutti di cessare di strumentalizzare le religioni per incitare all’odio…”.

Se queste parole –proclamate e sottoscritte da due eminenti Autorità religiose del Cattolicesimo e dell’Islam- trovassero sui media la ventesima parte dello spazio dedicato alle polemiche sull’uso della moviola nelle partite di calcio, qualche politico dovrebbe stare ben più attento a mettere disinvoltamente insieme certe pie ostentazioni con certi discorsi di tutt’altro tono; come pure qualche imam sarebbe messo a nudo quale fanatico imbonitore. Ma anche col silenzio complice si può strumentalizzare la religione ed il potere è tale perché il silenzio sa usarlo ed imporlo.

di Ignazio Emmolo

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