Il processo di beatificazione di San Gugliemo Eremita

di Ignazio La China

Due sono i motivi per cui ho voluto cominciare il mio studio su san Gugliemo dalla pubblicazione degli Atti del processo.

Uno di ordine agiografico: la vicenda storica di Guglielmo eremita è stata in passato e fino al presente al centro di critiche, a partire dalla sua stessa identità.

Come scrivo nell’introduzione: «Motivo di queste cose diventa ancora più importante, prima di qualsiasi altra considerazione in proposito, conoscere cosa effettivamente contengono gli Atti e quale dimensione agiografica emerga del nostro santo patrono. Abbiamo voluto pubblicarli, preceduti semplicemente da una introduzione per contestualizzarli storicamente, senza nessuna annotazione o commento critico per evitare di suggerire interpretazioni pregiudiziali ai nostri lettori. Saranno così gli stessi lettori  a farsi una idea della personalità del nostro santo eremita, delle vicende narrate legate alla sua vita e alla sua morte, ai suoi miracoli e alla fama di santità, e alle problematiche che dalla lettura degli Atti  scaturiscono: tutte queste cose poi noi le esamineremo in una pubblicazione successiva, cercando di delineare una sua immagine agiografica proprio a partire dalle deposizioni dei testi conservate negli Atti».

La seconda motivazione è, direi, di ordine storico culturale. Anzitutto perché forse dovrebbe crescere negli sciclitani la consapevolezza di avere una “perla” nella storia delle canonizzazioni, cosa di cui si era accorto già Papa benedetto XIV nel ‘700, per il fatto che quella di Gugliemo insieme a quella di Notkero, sia le uniche due beatificazioni per delegatum che si sono avute nella storia della Chiesa. E poi per il fatto culturale e letterario legato alla presenza stessa degli atti del processo (basti pensare che di tanti altri santi, anche famosi, non si è conservato niente!): a saper leggere direttamente le testimonianze trascritte negli Atti  in un linguaggio che mette insieme l’austero stile notarile e la fresca parlata popolare si ha, come scrivo ancora nell’Introduzione  uno spaccato della vita religiosa ma anche quotidiana, con i suoi usi e costumi, di un paese, da cui emerge la vitalità di una popolazione, quella di Scicli, che cerca di inserirsi nelle dinamiche civili ed ecclesiastiche dell’epoca. E vi riuscirà pienamente.

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