20 giugno, Giornata mondiale del rifugiato: non lasciamo che il silenzio diventi indifferenza
di Caritas Noto
Si è celebrata, lo scorso 20 giugno, la Giornata mondiale del rifugiato, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sulla condizione di milioni di persone costrette a fuggire dalle proprie case a causa di guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti umani, fame e povertà.
Per il nostro territorio questa non è una ricorrenza lontana. Pozzallo, e l’intera costa sud-orientale della Sicilia, continua ad essere testimone di un fenomeno che non si è mai fermato. Gli sbarchi continuano. Forse non occupano più le prime pagine dei giornali e non alimentano quotidianamente il dibattito politico, ma continuano nel silenzio, portando sulle nostre coste storie di sofferenza, speranza e ricerca di futuro.
Il rischio più grande oggi non è soltanto quello dell’emergenza, ma quello dell’assuefazione. Quando non si parla più di una realtà, si finisce per pensare che essa non esista. E invece uomini, donne e bambini continuano a raggiungere la Sicilia, spesso dopo viaggi drammatici e disumani.
Definire tutto questo semplicemente come un “problema” rischia di essere riduttivo. Le migrazioni accompagnano da sempre la storia dell’umanità. Finché nel mondo continueranno guerre, oppressioni, ingiustizie sociali e profonde disuguaglianze, i popoli continueranno a mettersi in cammino alla ricerca di pace, sicurezza e dignità.
Il magistero della Chiesa continua a richiamarci con forza a questa responsabilità. Papa Francesco ha più volte denunciato la “globalizzazione dell’indifferenza”, ricordando che «non si tratta solo di migranti», ma della qualità stessa della nostra umanità e della capacità di riconoscere nell’altro un fratello. Le sue parole pronunciate a Lampedusa nel 2013 restano quanto mai attuali: «Chi ha pianto per questi fratelli e sorelle?».
Anche Papa Leone XIV, fin dall’inizio del suo ministero petrino, ha richiamato la comunità internazionale a non voltarsi dall’altra parte di fronte alle tante ferite del nostro tempo, invitando la Chiesa ad essere sempre più segno di accoglienza, di pace e di vicinanza verso quanti sono costretti a lasciare la propria terra.
Come Chiesa, celebriamo ogni anno la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato nell’ultima domenica di settembre. Ma la preghiera e l’impegno non possono essere confinati ad una sola giornata. Il Vangelo ci chiede di custodire la dignità di ogni persona, di promuovere una cultura dell’incontro e di non permettere che il silenzio si trasformi in indifferenza.
Nel giorno dedicato ai rifugiati, il nostro pensiero e la nostra preghiera vanno a quanti sono in cammino, a coloro che hanno perso la vita nel Mediterraneo e a tutte le comunità chiamate a costruire ponti di fraternità. Perché nessun uomo e nessuna donna siano considerati stranieri alla nostra umanità.