Fra memoria e guerre infinite

di Pino Malandrino

Le notizie di una possibile pace fra Stati Uniti e Iran, che arrivano mentre stendiamo queste note, vengono contraddette da quelle di nuovi attacchi che Trump starebbe pianificando. In questa alternanza di annunci, le speranze di pace si affievoliscono, mentre i problemi per tutte le aree del mondo si aggravano, anche per il prolungamento della chiusura dello stretto di Hormuz. Per l’Europa, alla ricerca di un’identità, la situazione è ancora più complicata: da una parte soffre per l’aggravarsi della situazione economica, dall’altra si vede stretta tra la forza militare della Russia di Putin, la potenza economica della Cina e le continue minacce di Trump di ritirare le sue truppe. Come è possibile, ci si chiede, uscire da questa complicata situazione? Nonostante le obiettive difficoltà attuali e le mutate condizioni geopolitiche, da uno sguardo alle tante ricorrenze celebrate nel mese di maggio – “Giornata della Memoria”, “della Legalità” e altre ancora – si potrebbero attingere, in particolare dalla “Festa dell’Europa”, orientamenti utili per affrontare le criticità attuali. Gli scenari con i quali dovettero misurarsi quei politici – noti come “padri fondatori” – fra cui De Gasperi, Spinelli, Schuman e Adenauer, non erano molto dissimili da quelli che caratterizzano l’attuale contesto. Anzi, per molti versi, si presentavano peggiori. La Seconda Guerra Mondiale, che si concluse a maggio del 1945 con la resa della Germania nazista, aveva causato circa 70 milioni di vittime, di cui oltre 45 milioni di civili. Eppure, uomini politici, i cui Stati si erano trovati durante la guerra su fronti opposti, condivisero la “visione” di un’Europa unita e posero le fondamenta – pace e solidarietà – in grado di scongiurare futuri conflitti e di consentire agli Stati aderenti di raggiungere livelli ambiziosi di benessere. Orientamenti, quelli appena descritti, pressoché assenti nello stile dei politici di oggi. Con l’attacco all’Iran i focolai di guerra si sono moltiplicati e vivere sotto le bombe non fa più notizia. La “terza guerra mondiale a pezzi”, come prevedeva il compianto Papa Francesco, si sta trasformando in un vero e proprio conflitto globale. La promessa di Trump di risolvere i conflitti in quarantotto ore si è rivelata una balla, mentre la sua imprevedibilità fa ritenere che l’incertezza dominerà ancora a lungo la situazione geopolitica mondiale. Cosa impedisce oggi di seguire le vie percorse ottant’anni fa da quegli statisti? La risposta non può che risiedere nelle diverse prospettive. Allora gli Stati, per uscire dalle macerie della guerra, misero a base dei loro rapporti il dialogo e la solidarietà e costituirono, a garanzia degli accordi raggiunti, le organizzazioni Internazionali (Onu, Alleanza atlantica e altre). Oggi, messi all’angolo quegli organi di garanzia, gli Stati, per risolvere i conflitti, ricorrono alla forza e alle minacce. Così Putin, per riaffermare la sfera di influenza di Mosca e recuperare territori considerati perduti, invade l’Ucraina. Alla stessa maniera, Trump per privilegiare gli interessi degli Stati uniti (America first) assume il ruolo del giustiziere, snobba le istituzioni internazionali, ne inventa di fasulle – il “Board of Peace” – e, in dispregio a ogni regola del diritto, invade altri Stati (Cuba è nella lista). La Cina, da parte sua, punta ad accrescere il suo potere economico e a rafforzare la sua sfera d’influenza nel mondo, mentre Netanyahu persegue il disegno di abbattere l’Iran, considerato “l’asse del male” e assicurarsi, così, la sua sopravvivenza politica. In questo modo i conflitti si perpetuano, le vittime aumentano, mentre Trump non riesce a uscire dalla situazione imbarazzante nella quale, mal consigliato da Netanyahu, si è imbarcato. Visitando lo scorso 14 maggio il prestigioso ateneo romano “La Sapienza”, nel raccomandare di non dimenticare “mai la guerra” che ha segnato il dramma del Novecento, Papa Leone ha affermato che “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”. Ne tengano conto i potenti che detengono oggi le sorti del mondo.

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