Chiesa in cammino

PRESENTAZIONE DEGLI ORIENTAMENTI PASTORALI NEL VICARIATO DI NOTO

Lunedì 13 Aprile nella chiesa del Madonna del Carmine a Noto dinanzi a un folto gruppo di partecipanti di tutte le parrocchie del vicariato, il nostro Vescovo mons. Rumeo ha presentato gli Orientamenti per l’attuazione del Piano Pastorale diocesano. Il Vescovo ha esordito sottolineando come il piano pastorale non è un qualcosa che nasce dall’alto e quasi imposto, ma il frutto di un lavoro svolto con stile sinodale in tutte le comunità della diocesi. Il piano pastorale, nella sintesi operata dal vescovo, raccoglie le istanze delle comunità che assieme ai loro pastori vogliono vivere la missionarietà – prima peculiarità della Chiesa “…andate e annunciate a tutte le nazioni quello che vi ho insegnato” – e dei destinatari della missione, forse indifferenti al problema religioso, ma sicuramente alla ricerca di senso nella loro esistenza.

Il Vescovo ha presentato la parrocchia come comunità di fedeli di un determinato territorio affidato alla cura di un parroco che ha il compito di insegnare, governare e santificare. La parrocchia dovrebbe arrivare a tutti gli abitanti del territorio per portare la presenza della bella notizia del Vangelo perché nella maggior parte dei casi la si identifica solo con i frequentatori della domenica e i vicini al parroco. Non a caso il Vescovo ha ritenuto necessario distinguere tra prossimi, vicini (che si rendono presenti solo in determinate occasioni) e lontani (indifferenti al problema religioso). Ovviamente questi ultimi dovrebbero essere al centro dell’interesse. A tal fine è necessario cercare “nuove vie per poter testimoniare in modo convincente e gioioso il messaggio salvifico del Regno di Dio”. Sicuramente la via più importante è quella della coerenza al Vangelo che diventa testimonianza di vita lì dove la gente vive la quotidianità. La nuova evangelizzazione – che poi è l’evangelizzazione efficace di sempre – non avviene per proselitismo ma per attrazione: “Guardate come si amano!”. Le persone sono attirate dall’autenticità delle scelte, dalla umanità che si riesce a mettere nelle relazioni, dalla carità come dono gratuito in un mondo dove si crede che tutto ha un prezzo. A tal scopo l’azione pastorale oltre a guardare lontano deve avere attenzione anche all’interno delle comunità dove non si possono dare per scontati tutti i valori appena citati. È necessario formare i fedeli a una fede più matura, più coinvolgente, più coraggiosa, capace di abbattere la piaga dell’autoreferenzialità che avvelena e impedisce ogni forma di apertura alla novità facendo ripiegare su se stessi in una forma di chiusura che ha ben poco di evangelico. Il Vescovo a tal scopo ha sottolineato quanto sia importante l’omelia domenicale che deve essere ben curata, non improvvisata e capace di mediare Parola ascoltata, vita e spiritualità personale. All’omelia si devono ovviamente aggiungere i sacramenti e una pratica assidua della Parola primo punto di partenza di ogni cammino di fede: Lectio divina, Incontri biblici, Centri di ascolto della Parola nelle case.

Il piano pastorale che deve partire da una chiesa motivata e sicura si muove sugli ambiti imprescindibili della vita della Chiesa stessa. La catechesi che richiede un’attenzione particolare sia riguardo ai destinatari (che non sono solo i ragazzi dell’Iniziazione cristiana ma anche le famiglie, i fidanzati, genitori e padrini che chiedono i sacramenti per i loro figli), sia riguardo ai catechisti stessi che necessitano di una formazione adeguata per accompagnare quanti vengono loro affidati per educare coscienze e formare discepoli di Gesù. Vanno considerate anche le modalità e l’utilizzo saggio dei nuovi strumenti di comunicazione che possono venire in aiuto. La liturgia espressione dell’essenza stessa della Chiesa è il primo segno di comunione con la Chiesa universale. Necessita a tal scopo che sia coinvolgente, viva, capace di far trasparire come l’incontro con il Risorto può e deve cambiare la vita stessa motivando scelte evangeliche di carità sia all’interno della comunità sia nei confronti degli ultimi, dei sofferenti, dei poveri. Anche le forme di pietà popolare possono diventare una grande risorsa se vengono però epurate da fanatismi e forme di campanilismo. È opportuno recuperare e valorizzare quella devozione che nel passato, proprio attraverso la pietà popolare, diventava una forma di catechesi assieme alle celebrazioni liturgiche. La carità, tema molto caro al nostro Vescovo del quale cito le sue stesse parole. Deve essere concreta e prossima: Amare il prossimo come se stessi si traduce in azioni tangibili: dare da mangiare, vestire, visitare malati e carcerati, e offrire ospitalità. Accogliente e rispettosa: La vera carità accoglie l’altro senza pregiudizi, rispettando le debolezze e le differenze altrui. Umile e discreta: La carità non deve vantarsi né cercare il proprio interesse o il vanto personale. È una compagna di vita discreta, che agisce senza cercare la ribalta.

La famiglia. La Parrocchia non può accontentarsi delle poche famiglie che frequentano la vita della comunità. Deve essere capace di conoscere le famiglie del territorio, intercettarne le esigenze, cogliere le difficoltà e le ferite che le affliggono e di conseguenza essere vicina. Tante famiglie con ammalati o anziani in casa troverebbero conforto; tante famiglie che vivono drammi interni potrebbero trovare nella vicinanza della comunità uno spiraglio di speranza. E infine un occhio particolare per i fidanzati che si preparano al matrimonio e che spesso dopo la celebrazione del sacramento non vengono più seguiti o cercati.

I giovani. Dalle parole del Vescovo e dall’intensità con le quali sono state pronunciate si è percepito quanto i giovani gli stanno a cuore. Sono loro quella porzione di società più debole, più soggetta a inganni e illusioni e anche più difficile da raggiungere. Spesso dipendenti dall’uso dei social che, in maniera deleteria, agiscono peggio di ogni droga. Eppure sono il nostro futuro; come comunicare con loro? Come destare in loro quel fascino che li può avvicinare a Gesù che vedono lontano? Come far comprendere la bellezza del Vangelo? Questa forse è la sfida pastorale più alta che oggi abbiamo dinanzi ma non possiamo declinarla. Si può iniziare puntando come sempre a una testimonianza di vita autentica, a una accoglienza che sa ascoltare e non giudicare, a una proposta di aggregazione che possa essere coinvolgente senza per questo stravolgere i principi che reggono lo stile della vita cristiana. Concludo con una mia percezione: in tutti gli ambiti trattati dal vescovo è sempre risuonato un principio che ritengo fondamentale e che riguarda i fedeli laici. La loro presenza nella parrocchia è una grande risorsa, un convenire dei doni dello Spirito nella loro varietà orientati tutti al bene della Chiesa e del mondo. I laici non sono manovalanza del parroco che con il suo munus deve intercettare i carismi e li deve valorizzare con l’idea che si cammina tutti assieme. A tal scopo è stata ribadita l’importanza dei consigli pastorali parrocchiali e del consiglio degli affari economici. Sono questi i primi strumenti che potranno rendere veramente operativi gli orientamenti presentati dal Vescovo. Un grazie per la sua sollecitudine verso la nostra città e la diocesi a lui affidata. Abbiamo il tempo e gli strumenti per ravvivare il cammino della nostra Chiesa Locale.  

di Franco Agosta

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