Il Vescovo Salvatore apre la SettimanaSanta con la Messa Crismale “Il sacerdote, uomo delle Beatitudini”
Il Vescovo Salvatore ha aperto la Settimana Santa 2026 con la Messa Crismale celebrata in Cattedrale lunedì scorso, 30 marzo, alla presenza dei sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose e di un gran numero di fedeli in rappresentanza di tutte le comunità della diocesi. La messa crismale che il Vescovo concelebra – come è detto nel libretto predisposto dall’Ufficio liturgico diocesano- con i presbiteri e durante la quale consacra il sacro crisma e benedice gli altri olii, è considerata una delle principali manifestazioni della pienezza del sacerdozio del Vescovo e un segno della stretta unione dei presbiteri con lui. In quest’ottica il Vescovo ha voluto caratterizzare la Messa crismale di quest’anno con un’iniziativa nuova ed evocativa: l’invio ai sacerdoti di una lettera nella quale sono ricordati gli impegni da loro assunti, dinanzi al Vescovo e alla Chiesa, il giorno della loro Ordinazione. Il titolo stesso della lettera – «Sì, lo voglio»! «Si, lo prometto»!- evoca una serie di impegni assunti in quella circostanza dai sacerdoti e che il Vescovo ha voluto ricordare ai presbiteri della nostra Chiesa locale. A iniziare dalla prima domanda – Volete esercitare per tutta la vita il ministero sacerdotale nel grado di presbiteri, come fedeli cooperatori dell’ordine dei vescovi nel servizio del popolo di Dio, sotto la guida dello Spirito Santo? – a concludere con l’ultima –Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza? – il Vescovo ha riproposto ai sacerdoti le cinque domande previste dal rito dell’ordinazione. Quelle domande alle quali l’eletto, in prima persona, risponde:Si, lo voglio! ,Sì, lo prometto! Partendo da questa premessa, il nucleo centrale dell’omelia pronunciata dal Vescovo non poteva che essere la missione del sacerdote. Dopo avere espresso solidarietà “alla Chiesa di Gerusalemme e al suo Pastore, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca dei Latini nella città santa” e avere affermato che “la guerra è distruzione, devastazione, annullamento dei principi su cui si fonda il vero umanesimo e la dignità di ogni persona”, Mons. Rumeo ha rimesso al centro della sua riflessione i nostri sacerdoti. “Grazie, ha detto, per il ministero che vivete nelle comunità a voi affidate dal Signore; cresca nell’animo di ciascuno di voi il desiderio di amarle e guidarle con sapienza e amorevolezza”. Ed ha concluso ; in questo tempo post-sinodale guardiamo con fiducia al futuro certi che, in ascolto della Parola di Dio, troveremo nuova linfa e un sicuro orientamento per le sfide che incombono sulle nostre comunità nei giorni a venire.
Amiamo il nostro Sacerdozio, il nostro Seminario e i ragazzi che sono in cammino verso l’altare di Dio. Non vergogniamoci del nostro essere preti ma a tutti diciamo la gioia di appartenere a Lui”. Auspicando che “ a noi sacerdoti il Signore ci conceda di crescere nel giardino delle sue Beatitudini per una Chiesa che:
come la vigna: sia sempre più popolo di Dio
come il salice: sia sempre più china sui dolori dell’uomo
come il melograno: sia sempre più unita, feconda e mite
come il limone: sia sempre più aperta e ristoratrice
come le ghiande: sia sempre più robusta nella misericordia
come le rose: sia sempre più graziosa e innamorata di Cristo
come l’ulivo: sia sempre più profetica e pacifica come le palme: sia sempre più testimone e martire.