A Modica grande festa cittadina per Don Bosco
di Pierpaolo Galota
Lo scorso 31 gennaio — giorno in cui tutta la famiglia salesiana del mondo ricorda San Giovanni Bosco, padre e maestro della gioventù — Modica si è ritrovata come comunità cittadina presso la chiesa del Sacro Cuore, nella zona Sorda.
È stata una celebrazione grande e sentita, che ha visto la partecipazione di tutte le realtà salesiane presenti in città, sia i Salesiani di Don Bosco che le Figlie di Maria Ausiliatrice. Anche quest’anno è stata confermata la scelta di far ruotare la messa solenne tra le varie parrocchie della città. Questo è il segno del profondo legame e dell’amore che unisce Modica al carisma salesiano. La scelta della parrocchia del Sacro Cuore è risultata particolarmente significativa, poiché proprio qui è presente un centro giovanile dedicato al santo torinese. La chiesa è apparsa stracolma in ogni ordine di posto: bambini, ragazzi, famiglie, ex allievi e stimatori del pensiero salesiano si sono riuniti in un vero momento di fraternità.
A presiedere la funzione è stato Mons. Salvatore Rumeo, Vescovo di Noto, grande conoscitore del carisma di San Giovanni Bosco e molto vicino alla famiglia salesiana di Sicilia, con la quale ha collaborato in diverse attività pastorali e accademiche sin dalla giovinezza.
La scintilla per i giovani nel cuore di Gesù
Durante un’omelia molto partecipata, il Presule di Noto ha scelto di mettersi in mezzo ai più piccoli, facendo risuonare da lì parole di speranza e di misericordia. Mons. Rumeo ha aperto la riflessione ricordando quanto sia stato suggestivo ritrovarsi in una chiesa dedicata al Sacro Cuore. Si tratta di una devozione centralissima nella vita di San Giovanni Bosco, che realizzò l’omonima Basilica a Roma su richiesta di Leone XIII.
Il ruolo della famiglia nell’educazione alla fede
Proseguendo l’omelia, Mons. Rumeo ha ripercorso le tappe essenziali della vita del Santo: dalle difficoltà familiari al ruolo fondamentale di Mamma Margherita, fino alla nascita del primo oratorio.
“Ricordiamo un grande santo che ha fatto il sacerdote nato nel 1815 ma che dopo due anni perde il papà e rimane solo con la mamma e i fratelli. Giovanni grazie alla mamma conosce la fede e grazie a lei impara le preghiere e a 9 anni fa un grande sogno”.
Un sogno che fece comprendere a Don Bosco la sua missione: un cammino non facile, segnato da sofferenze e ostacoli.
Il grande albero della famiglia salesiana
“L’oratorio di don Bosco è nato dal suo cuore. Oggi se i salesiani si trovano i tanti paesi del mondo è perché un piccolo seme è diventato un grande albero. La ragione, la religione e l’amorevolezza sono i tre pilastri e i fondamenti della spiritualità salesiana” ha ricordato ancora mons. Rumeo.
La celebrazione ha confermato ancora una volta l’importanza del ritrovarsi insieme come famiglia salesiana e come comunità cittadina, nel nome di un grande Santo i cui figli e figlie hanno operato e seminato tanto nella città della Contea.