19 Febbraio festa di San Corrado Confalonieri

Noto si stringe al suo Patrono: fede e speranza nel solenne Pontificale

di Pierpaolo Galota

Il 19 febbraio, la città di Noto ha rinnovato il suo secolare legame d’amore con il “suo” Santo, Corrado Confalonieri. In una Basilica Cattedrale gremita e resa ancora più splendente dai recenti restauri, la comunità netina e i devoti giunti da ogni parte della Diocesi hanno partecipato al Solenne Pontificale, momento culminante di una festa che fonde liturgia, tradizione e identità civile.

La celebrazione è stata presieduta da Mons. Salvatore Rumeo, Vescovo di Noto, circondato da una numerosa rappresentanza del clero diocesano, religiosi e diaconi. In un clima di profonda commozione, il presule ha aperto il suo intervento rivolgendo un pensiero affettuoso a tutta la comunità: dalle autorità civili e militari ai portatori dell’Arca e dei Cilii, fino agli ammalati e ai più piccoli, sottolineando come la Cattedrale sia, per un giorno, il cuore pulsante dell’intera diocesi.

Nell’omelia, Mons. Rumeo ha tratteggiato la figura di San Corrado non come un’icona distante, ma come un “testimone di speranza” per l’uomo contemporaneo. «Dire San Corrado oggi significa contemplare la fede di un uomo semplice e veritiero. Significa camminare sulla via della rettitudine, consapevoli dei propri errori», ha affermato il Vescovo.

Il Pastore ha poi collegato la santità del Confalonieri alle sfide del presente, citando il nuovo Piano Pastorale diocesano e l’urgenza di riscoprire la “Via della Bellezza” per contrastare l’individualismo e la perdita di senso. Un richiamo forte alla responsabilità di ogni cittadino nel rendere Noto un “giardino di pietre vive”, dove la testimonianza evangelica si trasforma in cura per il bene comune e per i più fragili.

Un momento di altissima tensione emotiva e civile è stato l’Atto di Affidamento della Città, compiuto solennemente dal Sindaco di Noto, Corrado Figura. Questo gesto, che si ripete di anno in anno, non è una semplice formalità, ma la perpetuazione di un patto filiale: la consegna delle chiavi, delle speranze e delle fatiche di un intero popolo nelle mani del Patrono.

La devozione a San Corrado, radicata profondamente non solo a Noto ma in numerosi centri della Diocesi, si è manifestata nel silenzio orante della Cattedrale e nel vigore dei portatori, custodi di una tradizione che attraversa i secoli senza perdere forza.

Il Pontificale si è concluso con l’invocazione affinché Noto, città “solare”, possa risplendere della sua vera vocazione: una carità alta e una solidarietà continua. Nelle parole finali del Vescovo è risuonato l’invito a vivere la Chiesa come “fontana del villaggio”, luogo di ristoro e di ripartenza per un futuro dignitoso per tutti.

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