PIETRO È QUI
di Mons. Salvatore Rumeo
Dopo la morte di Papa Francesco, Pietro ritrova il Suo Successore. Leone XIV è il primo Papa agostiniano, è il secondo Pontefice americano dopo Papa Francesco; ma a differenza di questi, Papa Prevost è nato nel nord del continente.
È stato poi pastore nel sud dello stesso, prima di essere chiamato da Francesco a Roma come prefetto del Dicastero per i Vescovi e presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina.
Ha trascorso quasi trent’anni come missionario in Perú, otto e mezzo dei quali da vescovo.
Il nuovo Pontefice ha scelto il nome di Leone XIV, oltre un secolo dopo Leone XIII, ricordato per l’enciclica Rerum novarum, pietra miliare della dott rina sociale della Chiesa.
Il suo motto episcopale è «In Illo uno unum», parole che sant’Agosti no ha pronunciato in un sermone, l’Esposizione sul Salmo 127, per spiegare che «sebbene noi cristiani siamo molti, nell’unico Cristo siamo uno».
«A tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, di Italia, di tutto il mondo vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono».
Queste parole di Papa Leone XIV pronunciate nel giorno della sua elezione ci ricordano l’evangelico disegno del Cristo, quello dell’unità e della pace. Tutti siamo chiamati a camminare insieme, a lodare il Signore e a formare comunità che siano fontane di luce e misericordia.
Domenica 18 maggio il Papa tracciato la strada e indicato il percorso della Chiesa chiamata a dare speranza a tutti e volgere lo sguardo verso Cristo pronti ad accogliere la Sua Parola. Tutti coraggiosamente impegnati a costruire la civiltà della pace e dell’amore.
«In questo nostro tempo, vediamo ancora troppa discordia, troppe ferite causate dall’odio,
dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso, da un paradigma economico che sfrutta le risorse della Terra ed emargina i più poveri. E noi vogliamo essere, dentro questa pasta, un piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità. Noi vogliamo dire al mondo, con umiltà e con gioia: guardate a Cristo! Avvicinatevi a Lui! Accogliete la sua Parola che illumina e consola! Ascoltate la sua proposta di amore per diventare la sua unica famiglia: nell’unico Cristo noi siamo uno. E questa è la strada da fare insieme, tra di noi ma anche con le Chiese cristiane sorelle, con coloro che percorrono altri cammini religiosi, con chi colti va l’inquietudine della ricerca di Dio, con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, per costruire un mondo nuovo in cui regni la pace».
Ringrazio il Signore per la celebrazione del 15 maggio scorso con la quale abbiamo concluso le celebrazioni del 180° di erezione della Diocesi di Noto. Nel corso dell’omelia, il cardinale Matteo Maria Zuppi ci ha ricordato che «nel volto di Gesù contempliamo quello di Dio, del mistero che nessuno ha mai visto e che Lui ci rivela, ma anche il volto del prossimo, perché chi riconosce in Gesù il volto di Dio lo riconosce anche in quello del prossimo. La Chiesa unisce le persone nell’amore.
Infatti l’immagine più vera della Chiesa è l’Eucarestica, quando intorno al suo altare siamo una cosa sola con lui e tra di noi. La comunione supera le differenze non le annulla».
Sintesi meravigliosa di questi ulti mi anni in cui, nell’azione pastorale ordinaria, siamo stati chiamati a contemplare il Cielo che si unisce alla Terra.