6 ottobre, Rosolini. Veglia missionaria diocesana

Vocazione, tempesta, speranza: lo Spirito ci spinge per costruire trame di fraternità abbracciando tutto il mondo …

Domenica scorsa, mentre il vangelo chiariva che nessun potere può diventare divino e che il primato di Dio ci libera da ogni sudditanza e ci permette un rapporto leale ma libero con ogni istituzione politica, abbiamo celebrato con tutta la Chiesa cattolica la giornata missionaria mondiale. Mentre i poteri mondani schiacciano e chiudono, Dio libera e allarga il cuore! La nostra diocesi si è preparata con una veglia, animata dalla comunità missionaria intercongregazionale e con ampia partecipazione di tutti i vicariati, venerdì 16 ottobre nella chiesa madre di Rosolini. Le veglie di preghiera diocesane (quelle per la missione, per la pace, nella memoria dei martiri, per i migranti morti nel Mar Mediterraneo) diventano uno spazio in cui può risuonare meglio la chiamata, per la nostra Chiesa e per ciascuno di noi, a lasciarci condurre dal Signore sulle strade del mondo senza paura, anzi attraversando le paure (come accade a Giona) e comunicando il lieto annuncio di Gesù con passione, accompagnati dalla comunità (come testimoniato da Paolo e dalla Chiesa nascente). Nella veglia il filo conduttore è stata l’attuale crisi, ma con il “di più di verità” e di amore che ci fa ricordare, come ha sottolineato nella sua testimonianza la ‘nostra’ missionaria Concetta Petriliggieri, che il covid è solo uno dei problemi del mondo. Ci sono malattie (dall’ebola alla malaria) e drammi (dalla fame alle guerre) che ci danno la giusta misura del peso che i poveri del mondo portano e che la crisi del covid potrebbe aiutarci a meglio capire. Certo, se ricordiamo che tutti siamo fragili e non ci lasciamo chiudere nelle paure che ci fanno pensare solo a noi stessi e se non ci contagia il virus più grave di tutti che è l’indifferenza. Ecco che la veglia aveva il ritmo dell’appello, della testimonianza, dell’invocazione e del simbolo (un filo ognuno da annodare mentre all’altare si annodava una gomena) a ricordarci che le crisi si attraversano appoggiandoci a Dio e vivendo da fratelli. Diversamente non ne usciamo! Nella veglia la prima parola è stata ‘vocazione’, a ricordarci che tutto parte dall’incontro con il Signore che riempie di senso la vita e che per questo ci invia. Certo, tutto diventa più difficile, ma anche più vero nella ‘tempesta’ (seconda parola della veglia): tempo in cui reimpariamo a fidarci di Dio e ci ricordiamo che siamo tutti nella stessa barca. E che la ‘salvezza’ (terza parola della veglia) ci impegna alla fraternità: ci si salva solo insieme! Certo, diventa indispensabile per questo che ognuno dica il suo ‘eccomi’ personale, ma anche che non si perdano il respiro della Chiesa e l’orizzonte del regno di Dio. Diversamente la mondanità, i protagonismi personali e le logiche di possesso, rallentano e oscurano la missione. Lo Spirito però non manca di darci testimoni e di visitarci nei poveri, proprio per aprire il nostro cuore e la nostra mente alle vie del Vangelo e agli stili che ne conseguono, soprattutto la gratuità, la mitezza, l’intenzione pulita del cuore che permette di vedere e far vedere Dio.

di Maurilio Assenza

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