Una democrazia matura nasce da una cittadinanza attiva

Un tempo non lontano le oligarchie politiche aristocratiche dominavano in base al “diritto divino”, alla “natura umana”, alla storia. Era impensabile rovesciare quell’ordine che si tramandava da secoli. La modernità e i suoi dubbi hanno eroso quel vecchio sistema e le vecchie monarchie assolute si sono evolute in costituzionali e, successivamente, parlamentari. Con la progressiva affermazione delle democrazie repubblicane, le vecchie oligarchie aristocratiche hanno perso il loro diritto di nascita e sono state sostituite da persone provenienti da tutti i ceti sociali. Figli di contadini, di operai, sono diventati dirigenti, amministratori, statisti. Anche le democrazie generano oligarchie, classi dirigenti che si autotutelano, si attaccano alle poltrone, prendono la via del trasformismo per perpetuare il proprio potere, gestire alleanze trasversali. In poche parole, sembrerebbe fisiologica la formazione di classi dirigenti che, una volta al potere, si convertono all’autoreferenzialità. 

E la democrazia? Essa vive solo se periodicamente cittadini consapevoli, attivi, si mettono insieme per manifestare il loro disagio, per riproporre il metodo democratico, per ridare ossigeno alla speranza di dare a tutti la possibilità di mettere i propri talenti a servizio della comunità. Le Sardine sono oggi presenti in tante piazze: danno voce al disagio e alle speranze di tante, tantissime persone che avvertono delusioni e amarezze, tradite da partiti e movimenti che giunti al potere hanno contratto il virus della poltrona. Alteri e presuntuosi chiedono alle Sardine il loro programma, le loro proposte. Ma come? Hanno consumato i mesi affogando nella propaganda infettata da frasi demagogiche e facili soluzioni per ribaltare problemi complessi e aggrovigliati. Le Sardine danno voce a coloro i quali voglio una democrazia matura? Sì, se affronteranno il problema del metodo, delle regole, se sapranno, come un Cavallo di Troia, espugnare le logiche di potere che avvelenano la democrazia.

di Salvatore Vaccarella

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