Un groviglio di problemi

E Di Maio si dimette

La fatidica data del 26 gennaio, attesa da taluni come l’occasione per cacciare il governo e temuta da altri per esorcizzare il pericolo delle elezioni politiche anticipate, è vicina. Quando questo numero arriverà ai lettori, saranno in corso di svolgimento le elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria, dalle quali si vogliono fare dipendere le sorti del governo. Cosa succederà il giorno dopo le elezioni, ci si chiede da più parti? Una risposta attendibile si potrà ottenere, ovviamente, in base al risultato delle elezioni stesse. Dal punto di vista degli interessi reali del Paese, invece, può sicuramente affermarsi che il giorno dopo non succederà niente di risolutivo. Magari il Paese potesse risollevarsi grazie a una competizione elettorale! La risposta alla domanda dipende, comunque, dalle aspettative che ciascuna parte politica ripone nella consultazione. Da un lato Salvini, sempre più convinto di potere essere “il salvatore della Patria”, che punta alle elezioni anticipate dalle quali è sicuro di ottenere l’investitura popolare per tornare al governo; dall’altro lato tutti coloro che ritengono che ci sia ancora spazio per una mediazione fra le forze politiche e che, pertanto, puntano a mantenere in vita il governo. C’è un tempo (una legislatura), dicono, per governare e c’è un tempo (alla scadenza della legislatura) per votare. Peraltro, questa è la linea seguita fin qui dal Presidente Mattarella che, dopo il fallimento del primo governo Conte – composto da Salvini e Di Maio- ha preso atto dell’esistenza, in base alle regole costituzionali, delle condizioni per la nascita del secondo governo Conte, sostenuto da Cinque stelle, PD, Leu e Italia Viva. Non si tratta, come tutti possono notare, di una soluzione entusiasmante o magica, ma è soltanto quello che oggi “passa il convento”. I due governi -il Conte 1 e il Conte 2- sotto tanti punti di vista sono speculari: si litigava prima e si litiga ora, i problemi si rinviavano prima e si continuano a rinviare oggi. La legge elettorale, la revoca delle concessioni autostradali, la prescrizione dei processi, la riforma fiscale, l’ILVA e tanti altri, sono quegli stessi problemi in carico al governo Salvini-Di Maio che, rimasti insoluti, sono passati in eredità al secondo governo Conte. Il quale si trova ora a gestire, insieme ai problemi ereditati, anche quelli maturati nel frattempo. 

Così che a forza di rinviare, ora, passata la bufera elettorale, il governo si trova a gestire un vero e proprio groviglio di problemi, primo fra tutti la verifica degli accordi di governo. Con l’aggravante che la verifica dovrà mettere in debito conto la turbolenza che si è abbattuta sui Cinque stelle, che sta perdendo ogni giorno un parlamentare e che ora deve affrontare anche le dimissioni del suo leader, Di Maio. Non meno serie le problematiche che riguardano il Partito democratico e le altre formazioni nate dalle sue costole. Un capitolo tutto nuovo del quale, allo stato, non possono valutarsi pienamente le conseguenze. Tutto questo rafforza il convincimento, più volte evidenziato, che il problema principale non sta nelle formule di governo, ma nella qualità della classe politica. Se non matura una nuova generazione di politici onesti e competenti per il governo della cosa pubblica, nessuna soluzione efficace potrà arrivare, neppure da nuove elezioni. Chi si propone al governo del Paese non può continuare a suggerire -specialmente se a carico di altri-  soluzioni semplici a fronte di problemi complessi. È necessario indicare come si vogliono affrontare, seriamente, i problemi, indicando risorse finanziarie, tempi e modalità. A partire dal debito pubblico, a seguire con l’evasione fiscale, il divario nord sud, la scuola, la giustizia, il calo delle nascite, le prospettive per le future generazioni, gli aspetti climatici, il fenomeno dell’immigrazione, i rapporti con l’Europa, la crisi nel medio oriente e via di seguito. Una realtà così complessa richiede uno scatto di maturità e responsabilità, accompagnate dalla consapevolezza che la gravità della situazione richiede decisioni rapide e coraggiose e che i tentennamenti e i rinvii delle soluzioni, fin qui operate, contribuiscono ad aggravare la situazione e a portare il Paese al collasso

di Pino Malandrino

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