Il secondo tempo é decisivo

Viene dopo, ma era prima, prima che il tempo fosse

Il secondo viene sempre dopo il primo. Il due viene necessariamente dopo l’uno. Così, dopo il primo tempo viene il secondo. 

È sempre tempo, è vero. Tuttavia, il secondo è diverso dal primo: si pensi a una partita di calcio, dove il secondo tempo è decisivo, perché chiude la partita e proietta alla fine. I tempi supplementari sono rari e circoscritti a situazioni particolari. Il risultato è necessario che venga riportato entro il secondo tempo.

Nel mutare dei tempi e delle stagioni, scorrono gli anni, i mesi, i giorni e i minuti. È solo il tempo del cronometro e del calendario a passare? Guardandosi allo specchio, alcuni segni del corpo danno ben altra testimonianza. Le rughe della faccia, soprattutto, segnalano che l’invecchiamento riguarda non solo l’aspetto esterno ma anche quello interiore delle persone. Rivelano, infatti, qualcosa del volto, delle nuove consapevolezze e maturità umane. In questo modo, anche il tempo fisico, meccanico, rimanda a un tempo altro: è un tempo diverso da quello quantitativo. Sembra scorrere all’indietro e, comunque, non in modo lineare. Infatti, per quel tempo-altro, da vecchi si può sperimentare la vera giovinezza e da giovani si può vivere già da invecchiati. 

Non è “illusione” della religione cattolica- per naufragare dolcemente (G. Leopardi) -, la verità dogmatica del corpo che decrepita e avanza verso la morte, per decomporsi in una tomba (a meno che non lo si faccia cremare), mentre cresce in ogni uomo un “corpo incorruttibile”, sempre giovane, pieno di energie di affetto, di cura, di amore. Piuttosto, è una illusione “magra” dei nuovi culti narcisistici delle società dell’ipermercato, quella di non invecchiare a botta di botulino e di chirurgia estetica. Similmente, contro il tempo che scorre e tutto travolge, lavorando per divorare tutto, si innesta un altro tempo che rende eterni alcuni istanti, alcuni momenti della vera crescita degli esseri umani.

Nel tempo malvagio che tutto corrode e corrompe, si entra in un tempo diverso, sperimentato in una effettiva pienezza, bontà, bellezza, beatitudine. 

Questo pensava Sant’Agostino, quando nei suoi Soliloquia (c.35) scriveva: «O regno d’eterna beatitudine, dove la giovinezza non invecchia mai, la bellezza non si deturpa mai, dove l’amore non s’intiepidisce mai, dove la salute non s’indebolisce mai, dove la gioia non decresce mai, dove la vita non avrà mai termine». È un secondo tempo che qualifica il primo tempo dell’esistenza dell’esseri umani. Il secondo tempo qualifica il primo, perché anzitutto lo “squalifica”: lo vuole togliere dalla “futile concentrazione sulle cose”, vanamente divenute “idolo del nulla”, generatore potente della nullificazione di tutto attraverso la violenza e la guerra che “desidera possedere le cose”. Proprio “le cose sono l’origine di tutte le guerre”, sottolinea Emanuele Severino, capovolgendo quel classico frammento di Eraclito, secondo cui “la guerra/Polemosè il padre di tutte le cose”.

Non ricordo il nome del poeta che ha sostenuto in suo verso: “la morte si aggira sempre in mezzo a noi e ci spia attraverso la fessura delle cose”. L’attaccamento alle cose – e al denaro che ne consente il possesso legittimo- è la radice dell’avidità, generatrice di sopraffazione, di dominio sugli altri, di violenza sulle donne e sui bambini. Squalificare questo primo tempo- che è mondano, impero del qualcosa, del più o del meno, di ricchezza illimitata di pochi e di miseria infinita di molti-, è il goal vincente del tempo secondo, perché il senso autentico del primo tempo venga alla luce, oltre ogni tenebra e nebbia che lo obnubila. Il tempo – tutto il tempo- è, infatti, creazione bella e buona di Dio, in cui Dio creatore si è compiaciuto: ogni istante di tempo umano è per il dono, per la prossimità, per la cura, per la terapia che sana ogni malattia, cioè per l’amore. Viene il tempo secondo per mostrare questo senso autentico del tempo, il suo unico e vero significato: “Non c’è tempo senza significato, un istante di tempo ha portato tutto il significato”(Th. Eliot). 

L’istante di tempo del poeta è Gesù di Nazareth e la sua buona Novella del “Dio solo e sempre amore”. Può realizzare questa difficile missione, perché viene “dopo”, ma era “prima”, prima che il mondo fosse e tutto è stato creato per mezzo di Lui. È Lui il modello, è Lui l’umanità che è l’immagine di Dio “solo e sempre amore”, di quella pasta umana inviolabile (eterna, come il regno di Dio) che, ora, viene a dare sostegno a tutto ciò che è fragile, inquinato dalla delusione, dalla paura, dall’odio. 

Il tempo del calendario è stato diviso in “prima e dopo Cristo” perché l’umanità di Gesù ha cambiato radicalmente la storia, portando al mondo verità, libertà, fraternità, comunione, unità e amore. Gesù ha donato ciò che sempre era, nel sempre dell’amore trinitario di Dio. Questo secondo tempo, allora, qualifica il primo tempo perché mostra (cioè rivela) che il tempo dell’uomo non è mai stato isolato dal tempo di Dio. Il tempo di Dio -il tempo della festa, della rigenerazione, della speranza liberante e del nuovo futuro, il tempo di Gesù di Nazareth (“secondo” rispetto al “primo tempo della creazione”) -è sempre stato tempo dell’uomo, perché Dio-agape non manca mai le sue possibilità di manifestare l’amore, anche se contraddetto da tutte le barbarie dal volto umano, perpetrate in ogni guerra, le inutili stragi del XX secolo e la terza guerra mondiale realizzata a pezzi, nel mondo (Papa Francesco)

L’Avvento è tempo prezioso- kairotico, cioè opportuno e provvidenziale- perché si possa, insieme a tutti gli uomini e donne di buona volontà, crescere nella scoperta del destino di ogni uomo: l’amore che sa donare l’amore e ridonarsi sempre come amore. Per questa via, accade la metamorfosi necessaria per onorare la giustizia della bellezza della nostra umanità. L’Avvento è palestra perché questa trasformazione sublimante il volto umano dell’uomo è- come canta Juri Camisasca, in Laudes-: «Andare oltre l’uomo e diventare un uomo». Cosa c’è oltre l’uomo, cioè dopo questo tempo in cui l’umanità ha giocato in modo fiacco e violento la propria partita? C’è l’umanità di Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio nella carne umana, il tempo secondo, che solleva, rigenera, ricrea e dona nuova fortezza per vincere contro l’unico vero nemico, la morte del nulla, introducendo nell’amore del sempre di Dio-agape.

di + don Antonio, vescovo

Potrebbe piacerti anche

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.