I cattolici in politica? Sì, ma….

Nei giorni scorsi, a proposito dell’opportunità di aprire al dialogo con Salvini, il dibattito politico è stato animato dalle interviste, su un noto quotidiano nazionale, di due eminenti figure della Chiesa cattolica: il Cardinale Camillo Ruini e il Vescovo di Mazara del Vallo, Mons. Domenico Mogavero. Il primo, in sintesi, ha detto che “il dialogo con lui (Salvini, n.d.r.) mi sembra doveroso, anche se personalmente non lo conosco e quindi il mio discorso rimane un po’ astratto. Sui migranti vale per Salvini, come per ciascuno di noi, la Parola del Vangelo sull’amore per il prossimo: senza per questo sottovalutare i problemi che oggi le migrazioni comportano”. Il secondo, Mons. Mogavero, riferendosi al leader della Lega, si è così espresso: “credo che la sua sia piuttosto una scelta strategica. Fatta a tavolino. Per portare avanti la sua ideologia che non è che sia tanto in linea con il Vangelo che parla di accoglienza e di porte aperte”. Sull’argomento, il commento di Salvatore Vaccarella.

Il cardinale Ruini, Mons. Mogavero, Salvini, il fondatore di Repubblica Scalfari, rimettono in questi giorni al centro del dibattito i rapporti tra fede e politica. Il cittadino, credente o non, è sempre responsabile nei confronti della polis. La responsabilità di chi crede, invece, incrocia una complessità maggiore che nasce nel cuore della sua coscienza e si misura con il difficile rapporto tra l’arte del governo, ben analizzata da Machiavelli, e la purezza della Buona Novella che invita a schivare i serpenti e a imitare le candide colombe. Ma è proprio sull’astuzia dei serpenti che la Sacra Pagina consiglia la prudenza. La ricerca dell’utile e la volontà di potenza sono “la valle oscura” di cui parla il salmista. La valle – metafora delle avversità della vita che tutti sperimentiamo –  va attraversata anche di notte e il cuore non teme se il “Signore è luce e salvezza”. Così a rischiarare le tenebre è la luce della Parola. Si può anche strizzare l’occhio a qualche serpente? Sì, ma senza sottovalutarlo. Si può rimanere lusingati dalle parole di un laico non credente che guarda al Santo Padre come il leader mondiale di ciò che rimane dell’ideologia egualitaria? Si, basta ricordare che la storia è più complessa e aggrovigliata dei ragionamenti, anche i più sottili. La fede crea dei simboli, ma i simboli possono trasformarsi in feticci, talismani, totem che vanno ben oltre la fede e, se in mano a chi ricerca il consenso elettorale, possono diventare semplici strumenti. Se i simboli che richiamano Gesù e Maria, due ebrei vissuti duemila anni fa, vengono oggi mostrati in compagnia di movimenti e associazioni antisemite, qualcosa è da rivedere. Così, storicamente il Cristianesimo ha dato un’impronta alla cultura occidentale, agli Stati-nazione ma non può rinunciare al suo universalismo alla sua cattolicità. Non è l’universalismo che si esaurisce nell’egualitarismo perché annuncia la fratellanza e la libertà dei figli di Dio. La Parola è annunciata a tutti, anche a Erode e Ponzio Pilato, ma non dimentichiamo la risposta dei pastori, dell’uomo che viveva in un deserto cibandosi di miele selvatico e locuste, dei peccatori sulla via della conversione. La fede e i suoi simboli non hanno etichette.

di Salvatore Vaccarella

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