Guerra e pace a giorni alterni

Non possiamo prevedere se, quando queste nostre riflessioni giungeranno ai lettori, ci troveremo nel giorno dedicato alla guerra o alla pace. I due vicepresidenti del Consiglio, Salvini e Di Maio, incuranti dei guai in cui si trova l’Italia, come in un gioco, un giorno si giurano amore eterno e l’altro minacciano di lasciarsi. Evidentemente, quando non si hanno né idee chiare, né progetti in comune, si tende, come nel gioco, a bleffare, nella speranza di potere, così, esorcizzare la gravità della situazione. Con l’aggravante che, sia Salvini che Di Maio, non vogliono porre fine al “gioco”, specialmente dopo l’ultima tornata elettorale di domenica scorsa, 9 giugno, che ha confermato l’attuale trend elettorale: la Lega cresce, i 5S regrediscono e il Centro sinistra si riprende. E’ ovvio che il vincente vuole vincere ancora e che il perdente vuole tentare la rivincita. Stanco di dovere assistere, da un anno, a questi continui litigi, il presidente del consiglio Conte si è armato di coraggio e, accantonata ogni elementare regola protocollare- anche quella che vuole che i panni sporchi si lavino in  famiglia – ha deciso di richiamare davanti a milioni di cittadini i due indisciplinati vicepresidenti. Evidentemente, per il Presidente Conte, i due hanno superato ogni limite. Pur avendo la consapevolezza di trovarsi, come tecnico, in una posizione di debolezza, al cospetto di due capi partito, Conte ha deciso, finalmente, di rivendicare il suo ruolo di primo ministro. Dai problemi interni – reddito di cittadinanza, tasse, lavori pubblici, immigrazione e altri ancora – a quelli di politica estera – crisi in Venezuela, rapporti con la Cina, con la Russia e con gli altri Paesi europei – è stato un continuo litigare. Con la conseguenza che tanti provvedimenti sono rimasti sulla carta, mentre la situazione è andata peggiorando: le industrie chiudono , i disoccupati e i poveri aumentano. Chi si è avvantaggiato di questa catastrofica situazione è stato, sicuramente, Salvini che, investendo poco – è bastato alzare la voce con i migranti- ha raddoppiato i suoi voti, a spese principalmente, dei Cinque stelle che hanno visto, letteralmente, dimezzati i propri suffragi. Dopo le competizioni elettorali c’era un diffuso convincimento che tutto si fosse normalizzato: o si governava seriamente o si dichiarava conclusa l’esperienza giallo verde. Né  l’una, né l’altra ipotesi. I due sono tornati a braccetto, con l’intento di galleggiare furbescamente, sperando l’uno nella mossa sbagliata dell’altro. Come nella “battaglia navale”, nella quale vince il giocatore che, per primo, affonda tutte le navi dell’avversario. Peccato che un conto è il gioco e un altro è la realtà! E la realtà dice che l’Unione Europea è arrivata ad aprire, per la prima volta nella storia, la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per mancata riduzione del debito, la Banca d’Italia ha bocciato la politica economica del governo, gli industriali sono allarmati per il preoccupante quadro economico, i pensionati protestano per la decurtazione delle loro pensioni e gli economisti implorano il governo perché faccia marcia indietro su tanti suoi erronei convincimenti, compreso quello di ricorrere ai soldi finti ( mini bot) per pagare i debiti dello Stato verso i fornitori. Divisi su tutto, ora i due capi partito si trovano alleati, in contrasto con Conte e Tria, sia sulla introduzione dei mini bot che nel rigettare, con un atteggiamento di sfida, le osservazioni di Bruxelles. Ma è un reato di lesa maestà dire, come sta dicendo l’Europa, che l’Italia deve ridurre il proprio debito, il costo del lavoro, l’evasione fiscale, la spesa pubblica e incentivare, invece, gli investimenti?  Della mancata osservanza delle regole europee, non ne pagheranno le spese, come vogliono far credere i due leader, i burocrati dell’Unione europea, ma tutti gli italiani – i poveri come i ricchi – compresi coloro che fanno il tifo per questo governo. Ma davvero ritiene Salvini che, facendo la voce grossa con tutti, stia facendo gli interessi degli italiani? Anche perché i nostri guai non derivano, come vogliono  far credere Salvini e Di Maio, dai cosiddetti “pesi” che ci pone l’Europa, ma dai nostri vizi atavici.

di Pino Malandrino

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