Convegno Pastorale unitario diocesano “Mirare in alto…”

Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi, ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto”

Figura pericolosissima per le istituzioni e per i benpensanti, ciò che ha caratterizzato l’apostolato di don Lorenzo Milani è stata la dedizione per restituire la parola a coloro che ne sono stati privati; a partire dai suoi giovani con i quali si batteva per svilupparne il senso critico, l’autonomia di giudizio e la libertà di coscienza. Forse un discorso che non ci preoccupa più a livello diretto ma è utile ricordare che oggi una parte dell’umanità è analfabeta come ai tempi del priore di Barbiana.

L’intervento del prof. Sergio Tanzarella, ordinario di Storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli, ha permesso ai presenti all’incontro unitario di venerdì 20 Aprile presso l’oratorio San Domenico Savio di Rosolini di appassionarsi alla tensione educativa del prete fiorentino, morto nel 1967 in un borgo sperduto delle colline fiorentine.

Giunto in “esilio” a Barbiana, frazione di Vicchio (FI) nel 1954 don Lorenzo si considera un missionario in quanto la lingua dei suoi nuovi parrocchiani risulta incomprensibile e di “bassi vocaboli”; egli fa di tutto per elevare costoro nella conoscenza del linguaggio presupposto essenziale per la loro liberazione. Si dedica a tale obiettivo fino al punto di vivere la “disgrazia di innamorarsi” della sua gente. Ciascuno dei suoi parrocchiani è importante nella sua singolarità e unicità, pertanto si sente chiamato a condividere tutto con ciascuno di essi. Don Milani è convinto che l’amore universale non esista, ma ciascuno è chiamato ad amare le persone prossime con cui vive.

Quanto emerso dall’incontro ha sollecitato catechisti, sacerdoti, religiosi e operatori pastorali  presenti a sentirsi partecipi in prima linea delle vite dei giovani che vivono nei contesti ecclesiali della nostra diocesi: sia coloro che frequentano, ma soprattutto coloro che si allontanano devono essere i primi destinatari delle attenzioni di cura e di prossimità sull’esempio di don Milani che aveva a cuore la crescita integrale dei suoi giovani.

di Cristian Modica

 

 

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