Esami di maturità: la prima di tante prove

Con la prova di italiano, uguale per tutti gli studenti, è stato dato il via mercoledì scorso, 21 giugno, agli esami di maturità che quest’anno  riguardano mezzo milione di studenti (in Sicilia circa 50.000). Quest’anno sono 12.691 le commissioni per 25.256 classi coinvolte. 505.686 i candidati iscritti all’esame (489.168 interni e 16.518 esterni). Molti commissari d’esame, come per gli anni passati, hanno rinunciato all’ultimo momento all’incarico, creando serie difficoltà al Ministero per le sostituzioni. Quest’anno gli ammessi all’esame, secondo le prime rilevazioni del Miur, sono il 96,3%; la Sardegna è la regione che fa registrare il tasso più basso, 94%, mentre la Basilicata con il 98,5% è quella che sforna la più alta percentuale. Il rituale della maturità, forse ultimo vero rito di passaggio delle giovani generazioni, segna uno spartiacque decisivo, a livello individuale e sociale, un esame di “maturità”. Anzitutto perché è il mese dell’Esame di Stato, di quello scoglio atteso e temuto per tantissimi studenti che stanno concludendo il percorso delle superiori e già intravedono una strada nuova, un tempo tutto da inventare per le loro vite. Con l’Esame di Stato “si passa”, si finisce e si comincia, si segna un “prima” e un “dopo”. Il passaggio non riguarda solo gli studenti che si troveranno nei prossimi giorni a cimentarsi con temi e problemi, commissioni d’esame e ansie da prestazione. Riguarda anche le loro famiglie e più in generale la società, con la quale, in modo nuovo, i “maturati” dovranno cimentarsi. Chi affrontando un nuovo corso di studi, universitario, chi mettendosi alla prova col mondo del lavoro. Tutti hanno le idee chiare? É facile rispondere di no e nemmeno il passaggio segnato sarà tale da accendere una luce definita ed esauriente sui percorsi futuri. Però, certamente, per ciascuno è forte la consapevolezza che non si torna indietro e che si apre una fase nuova, meno “protetta” probabilmente, per certi versi piena di incognite, ma anche di possibilità, inevitabilmente orientata al “protagonismo” e all’assunzione di responsabilità (cosa non facile in un contesto generale che talvolta tende a procrastinarle e metterle in secondo piano). Per le famiglie non è facilissimo assorbire il passaggio. Lasciare andare i figli non è cosa semplice, soprattutto oggi quando i figli sono pochi, sempre più “preziosi”, talvolta mantenuti in un guscio ovattato ben oltre le necessità. Eppure anche questo messaggio viene dalla “maturità”: ragazzi e ragazze devono sempre più cimentarsi da sé con le sfide e gli impegni, senza rete di protezione.
La scuola dovrebbe aver preparato gli studenti. Non solo a risolvere con competenza e in modo corretto le prove di esame, cosa naturalmente indispensabile. La preparazione più importante è però quella all’autonomia, alla progressiva conquista di sicurezza e consapevolezza di sé. Ragazzi e ragazze che sanno scrivere e far di conto – come si diceva una volta – e che possano, attraverso le competenze complessive conquistate, diventare – come chiedono le finalità della scuola – uomini e cittadini formati, persone attive e protagoniste nella società, magari padri e madri, educatori che in futuro potranno/dovranno cimentarsi a loro volta, con la crescita di nuove generazioni.

 

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